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Erano quasi le tre di notte quando Licurgo si trovò a passare davanti al ponte levatoio, stranamente abbassato nonostante le voci poco rassicuranti che trapelavano dalle sentinelle lungo il confine Nord. Noncurante del pericolo che correva, si fermò qualche istante per ammirare la luna seminascosta dietro al maschio e così il castoro che aveva al guinzaglio ne approfittò per dedicarsi alle assi del ponte, se così poteva essere chiamato ciò che ne restava. ponteDa quando erano misteriosamente scomparsi tutti i falegnami del villaggio nessuno si era più preoccupato di garantire un’adeguata manutenzione della struttura e naturalmente le riconosciute abilità di roditore del suo Willie non avevano fatto altro che pregiudicare sempre più la sicurezza dell’unico accesso al castello.
Affascinato dalla quasi perfetta forma circolare del Mare Crisium si accorse con netto ritardo di ciò che stava accadendo sul bordo della merlatura circa quindici metri sopra di lui. All’improvviso udì una voce provenire dal cespuglio di biancospino alle sue spalle:
«Sul merlo del castello si posò un merlo nero, circondato da un alone di mistero».
Si voltò di scatto allarmando anche Willie che così smise di rosicchiare il ponte. «Chi sei, chi ha parlato?»
Non ricevette alcuna risposta. L’unico suono che arrivò alle sue orecchie fu il leggero sibilo del vento che attraversava quello strano cespuglio.
«Forse stasera il tuo padrone ha esagerato con l’acquavite vero Willie?» disse rivolto al castoro che però non sembrava capire ciò che il suo padrone stesse dicendo.
Stava per rimettersi in cammino verso casa quando una tremenda fitta dietro la coscia lo costrinse ad accasciarsi. Abbassò lo sguardo verso il punto dolente e si accorse che il becco giallo di un merlo si era appena conficcato nel bicipite femorale. Afferrò il volatile e iniziò a interrogarlo cercando di capire come mai lo avesse attaccato così all’improvviso. Il merlo gli confidò che voleva semplicemente verificare se le dicerie in merito al fatto che avesse una gamba di legno fossero vere ma a quanto pare si era sbagliato.
«Certo che ti sei sbagliato stupido di un merlo, la gamba di legno è l’altra, quella sinistra!»
WillieUn istante dopo si senti trascinare a terra con violenza finendo disteso sulla coltre di muschio velata dall’umidità della sera. Con la testa rivolta al castello si accorse che il ponte levatoio ormai non esisteva più e così capì immediatamente ciò che stava accadendo.
«Willie, dannato castoro, lascia stare la mia gamba!» Ma ormai era praticamente scomparsa, arresasi senza opporre resistenza alla poderosa dentatura del roditore.
A quel punto, dal cespuglio di biancospino, sentì risuonare quelle parole, cristalline e severe come una sentenza:
«Questo è ciò che ti sei meritato Licurgo, quel giorno al negozio di animali dicesti che un cane o un gatto ce l’hanno tutti ma un castoro no, che volevi essere l’unico ad averlo. Poi sono iniziati a scomparire i falegnami e per il villaggio è iniziato un lungo ma inesorabile declino. Adesso finalmente è giunta anche la tua ora e la giustizia sta per compiersi….» 

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