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La sera prima il cielo era completamente rosso e la speranza era stata l’ultima a morire. Purtroppo però non esistevano più le mezze stagioni e quel giorno anche i cani che abbaiavano avevano deciso di mordere.
“Dannazione, il buongiorno dovrebbe vedersi dal mattino e invece guarda che brutta ferita!”.
Non poteva nemmeno piangere sul latte versato perché aveva lasciato la bottiglia a casa, sul tavolo, vicino a quel bicchiere che non era ne mezzo pieno ne mezzo vuoto.
Un passante che lo vide claudicare esclamò «Chi va con lo zoppo impara a zoppicare eh?»
«Beh almeno io non mi sono fatto beccare con la mani nella marmellata» rispose indicando la confettura di prugne che gocciolava a terra dalla mano sinistra del tizio.
«Complimenti, lei ha davvero una vista d’aquila ma sicuramente non è astuto come la volpe, che non si sarebbe mai fatta mordere senza piangere lacrime di coccodrillo»
La discussione stava prendendo una brutta piega così prese Pinocchio dalla borsa e si mise a piantare baracca e burattini sotto il ponte senza accorgersi che poco più in là c’era Pierino intento a raccontare barzellette alle rondini anche se ormai la primavera era passata da un pezzo.
All’improvviso abbassò lo sguardo e vide
una gatta alla quale mancava la zampina sinistra. «Maledetto lardo, quando finirà tutto questo?»
Si mise la corona e cominciò a  camminare verso casa quando vide un tizio di nome Caio che stava facendo i conti davanti all’osteria, da solo.
«Hei tu, sai che l’oste non tornerà prima di sera?» L’altro fece orecchie da mercante non degnandolo nemmeno di uno sguardo e così riprese a camminare affrettando il passo.
Stava mangiando da quando era uscito e ormai aveva una fame da lupo, proprio come quello tutto spelacchiato il cui padre era pieno di vizi.
Fece appena in tempo a notare in lontananza il giardino dall’erba verdissima del suo vicino, quando fu travolto da un vento tempestoso che proveniva dall’orto davanti casa.
«Accidenti a me!» esclamò. «Non avrei mai dovuto seminare il vento!»
«Ti prego taci» rispose il vento «Ormai non so più dove metterle!»

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