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La flebile luce del crepuscolo stava facendo scomparire anche gli ultimi contorni delle ombre, compresa quella di quel piccolo albero scheletrico che una volta era stato il migliore amico per Gervaso, quasi un fratello.
C’è chi cerca di riconoscere oggetti e forme osservando le nuvole e chi, come Gervaso, che faceva la stessa cosa con le ombre degli alberi, ed in particolare con quella del vecchio melograno. Ogni giorno di bel tempo trascorreva ore ed ore a comporre sul prato sottostante un puzzle immaginario fatto di rami e foglie scure che nell’arco della giornata si spostavano da ovest ad est, offrendo alla sua fantasia stimoli sempre diversi.
Ogni volta che riusciva a vedere qualcosa di nuovo prendeva un piccolo quaderno e iniziava a trascrivere, ricopiando in maniera straordinariamente dettagliata, ciò che il sole aveva appena disegnato sul terreno.
A volte ripeteva quel gioco di notte quando c’era la luna piena. Usciva in giardino con il solito quaderno e una piccola torcia tascabile facendo attenzione che la sua luce non interferisse con quella della luna per non alterare le ombre.
Nella sua camera aveva interi cassetti pieni di quei
 quaderni, rigorosamente ordinati per data, che a volte guardava e riguardava nelle giornate grigie, in cui fuori le nuvole lo privavano di quella che, a tutti gli effetti, era la principale occupazione della sua vita, l’unica in grado di regalargli momenti di apparente spensieratezza.
Il quaderno e la matita erano fedeli compagne dalle quali non si separava mai, fino al giorno in cui decise di farla finita gettandosi dal dirupo.
Sono trascorsi alcuni anni dall’ultimo disegno sull’ultima pagina dell’ultimo quaderno. Da quel fulmine che pose fine alla vita del melograno e di conseguenza a quella di Gervaso.
L’ultima tessera del suo puzzle fatto di fantasia messa nero su bianco rappresentava un cervo con la testa alta e il portamento fiero accanto ad un arbusto, mentre in cima alla pagina campeggiava una sorta di saetta stilizzata che sembrava puntare verso terra. E in fondo alla pagina una scritta: “poi più nulla”.
Forse solo una premonizione, o forse l’ultima di una lunga serie disegnate sui quaderni di Gervaso.

 

(Letture totali 14 , Letture oggi 1 )
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