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Artemio stava camminando ormai da quasi due giorni sotto il sole cocente e ai suoi piedi si stava consumando l’inevitabile divorzio tra la tomaia  e la suola in gomma, ormai completamente deformata dal continuo e torrido contatto con  i granelli di sabbia infuocati. Cominciava a non ricordare da quanto tempo si trovasse lì. L’ultima cosa che la sua mente era in grado di focalizzare era il momento in cui era arrivato al centro della piazza del paese, sabato pomeriggio, stranamente vuota.
«Accidenti ma che diavolo è successo? Guarda qua , sembra un deserto!»
oasiEd era proprio lì, nel deserto, che si trovava adesso e probabilmente, nella migliore delle ipotesi, era destinato a non uscirne molto presto.
Ormai la disidratazione stava prendendo il sopravvento, anche se in realtà il vento aveva spirato sempre da sotto, ma tutto ciò non aveva alcuna importanza. Ciò che importava era riuscire a trovare dell’acqua il prima possibile.
Mentre il suo avanzare si faceva sempre più incerto  sentì improvvisamente una sorta di gorgoglio provenire da dietro una Duna di sabbia che aveva tutte e quattro le ruote a terra, chissà da q
uanto tempo.
Non riusciva a pensare che potesse esserci dell’acqua in un posto del genere eppure, una volta oltrepassata la piccola collina, vide una pozza che rifletteva l’azzurro del cielo.
Iniziò a correre a piedi nudi verso quella che poteva essere la sua salvezza e per un attimo notò la scritta “t’amo” lasciata probabilmente lì da una coppia di franchi tanti anni prima. Ma non aveva tempo per mettersi a cantare, doveva bere e subito.
Arrivò quasi rotolando sul bordo di quel laghetto in miniatura e senza esitare affondò il viso e iniziò a bere. Una, due sorsate poi si risollevò e iniziò a sputare quella che aveva ancora in bocca. Era salata, dannatamente salata! Mentre con il dorso della mano si asciugava le labbra notò sulla collina di fronte un gruppo di una decina di salici piangenti. Non era acqua, erano lacrime!
Si alzò in piedi e iniziò a camminare verso gli a
lberi sia perché aveva bisogno di ombra, sia perché moriva dal desiderio di sapere per quale motivo stessero piangendo. Camminando teneva  lo sguardo fisso davanti a sè e così non si accorse che i salici non erano gli unici responsabili di quella strana oasi nel deserto. In un attimo un enorme coccodrillo si scagliò su di lui e con gli occhi ancora lucidi iniziò a farlo a brandelli.
Mentre il suo corpo scompariva lentamente tra le fauci del rettile guardò verso i salici che avevano appena ricominciato a piangere. Non sono ne il primo nell’ultimo vero? Sussurrò, e poi si lasciò andare.

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