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Il patetico orologio da parete, ricevuto in omaggio per Natale dalla società assicurativa, era quasi completamente mimetizzato sulla parete della cucina, con le lancette che sembravano spuntare fuori dal muro e il ticchettio che accompagnava il movimento di quella più sottile che scandiva il succedersi di ogni secondo. Sul fornello a gas il primo era quasi pronto, solo qualche altro ghirigori nella pentola che bolliva da quasi un quarto d’ora e poi avrebbe scolato i cinquanta grammi di fusilli, un terzo di quelli che avrebbe voluto mangiare se avesse potuto fregarsene delle bilancia e degli ammortizzatori del suo vecchio motorino, fedele compagno di tante scorribande giù in paese e sulle colline circostanti. Era il quinto giorno da quando il suo meccanico gli aveva dato la cattiva notizia: questa volta non sarebbe bastato il solito tagliando per  consentire al suo stoico Garelli di continuare a sfrecciare su quelle strade nate sterrate, cresciute asfaltate e che adesso stavano tornando alle origini. Il motore ormai andava sostituito e con l’occasione  Fulgenzio avrebbe voluto far aggiungere la sesta e la settima marcia in modo da poter competere con i moderni scooter ed evitare di arrivare sempre per ultimo al bar del paese dove quei giovanotti pieni di tatuaggi e strani orecchini non perdevano occasione per deriderlo e umiliarlo. Masticando lentamente la poca pasta al formaggio, per prolungare il più possibile il piacere di quel misero pasto, pensò che avrebbe potuto far modificare anche il debole clacson per aumentare l’intensità di almeno un’ottava o, in alternativa, far montare delle pacchiane trombe bitonali con il rischio però di essere preso ulteriormente per i fondelli. Con l’ultimo fusillo rimasto raccolse il formaggio rimasto attaccato al fondo del piatto e prima di cominciare a lavarlo accese la radio a onde medie il cui selettore di frequenza era posizionato al solito posto ormai da anni. Dall’altoparlante una voce disturbata da un crepitio insistente annunciava l’inizio del programma musicale pomeridiano e pochi istanti dopo Fulgenzio riconobbe le note della nona di Beethoven. Un sorriso cominciò a disegnarsi sul suo viso, inebriato dalla gioia che solo quella musica sapeva infondergli, e mentre l’acqua scorreva sulle poche stoviglie all’interno del vecchio lavandino pensò: sono già dieci, questo è il decimo anno da quando mi si è rotta la lavastoviglie.

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