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La nuvola di polvere sollevata dalle ruote posteriori della corriera lo investì in pieno uniformando il colore degli abiti a quello dei suoi capelli. «Dannazione, se non mi avessero rubato il portafogli sul treno non avrei dovuto farmela a piedi dalla stazione!» Fortunatamente però era quasi arrivato. Aveva dovuto fare tutto di corsa negli ultimi tre giorni, dal momento in cui aveva ricevuto il telegramma nella sua casa di Fumo dove era arrivato tantissimi anni fa per trovare lavoro. Nel documento veniva menzionata un’ingiunzione di demolizione della vecchia casa di sua zia, nella quale aveva vissuto gli anni della sua giovinezza. Nella nota si faceva riferimento solo ad un imminente possibilità di crollo, evidentemente dopo la morte di sua zia la casa era divenuta una facile preda per incuria e abbandono.
Osservò la breve fila di tigli prima di una curva e poi riconobbe la casa, anche se ormai era quasi completamente ricoperta di arbusti e rampicanti. Quel luogo trasudava di nostalgia. Il periodo più bello e spensierato della sua vita si era consumato proprio lì, dentro arganoalla grande e accogliente casa, sull’altalena in un angolo dell’aia, sdraiato sotto il salice vicino alla staccionata, ma soprattutto dentro al magazzino di fianco la rimessa del trattore. Era lì che le sue creazioni prendevano vita. Fece il giro della casa tenendosi un po’ distante, ricordando ciò che era scritto sul telegramma, ma quando vide il muro della loggia non poté fare a meno di avvicinarsi. Passò la mano sull’intonaco, che ormai si sbriciolava solo a guardarlo, poi sollevò lo sguardo in alto e sentì una fitta sulla bocca dello stomaco.
«Perché è dovuto succedere? » sussurrò «avrei dovuto portarlo con me prima di partire». Non era la prima volta che vedeva un argano fare quella fine e come sempre, immancabilmente, i suoi pensieri iniziavano le loro folli scorribande senza controllo. Quando andava a scuola i momenti più belli erano quelli trascorsi nell’officina, in mezzo a quella sconfinata marea di utensili che si innalzava ogni volta che c’era la luna piena. A volte finivano per arrivargli fino alle ginocchia e per muoversi si procurava sempre tagli e ferite, ma la borsetta con le fiale di anti-tetanica era sempre con lui, pronta a salvargli la vita in qualsiasi momento. I suoi compagni di scuola lo avevano sempre invidiato per la sua incredibile capacità di costruire argani, riusciva a fabbricarli con qualsiasi cosa.
Il suo capolavoro, quello interamente realizzato con gli stuzzicandenti, gli aveva permesso di accedere alla borsa di studio per un college inglese, ma all’ultimo istante aveva deciso di rimanere nella casetta di Periferia. «Zia Peri vieni a vedere questo, è il più bello che abbia mai realizzato, voglio regalarlo a te e allo zio così potrete smettere di aprire e chiudere le finestre!» le disse quel giorno, pochi istanti prima che un fulmine cadde sul granaio. Era stato proprio quell’argano che lui aveva costruito con tanta passione ad attirare quella violenta onda di elettroni e in un attimo il raccolto di un anno intero era andato in Fumo. Il giorno seguente decise di andarci anche lui e cosi salì sul primo treno per Fumo col dolore nel cuore per aver dovuto abbandonare la sua cara zia Peri. Da quando quel treno lo portò lontano dai suoi affetti erano trascorsi quasi quaranta anni e adesso era di nuovo lì, dove tutto era iniziato e dove tutto, forse, sarebbe finito.
«La vita ci riserva sempre delle sorprese» sussurrò continuando a fissare quel vecchio argano arrugginito che oscillava nella brezza della sera «quando credi che tutto sia finito ecco che invece il nastro si riavvolge e la storia ricomincia da capo».
Quasi come lo avesse sentito pronunciare quelle dolorose parole l’argano smise di oscillare, poi improvvisamente cadde sulla testa di colui che lo aveva creato tanti anni prima. Mentre la realtà si allontanava per sempre da lui allungò un braccio e strinse la sua mano attorno al gancio arrugginito. Poi, con gli occhi ridotti ormai a due sottili fessure, rivide quel ragazzino sorridente correre verso la zia con un mazzetto di brugole in mano.

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