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Ce lo hanno insegnato quando eravamo piccoli. I nostri genitori, le maestre di scuola, persino quel tecnico un po’ panciuto che ad ogni preludio di autunno arrivava per la revisione annuale della caldaia. L’acqua è trasparente ma, se è troppo calda, ti scotta.
E noi abbiamo preso per buono ciò che veniva dato in pasto ai nostri neuroni con tanta convinzione, senza mai tentare di capire fino in fondo il perché ciò accadesse.
acqua-rubinettoC’è stato un uomo però, in un epoca non troppo lontana, che sfidando la sorte e arricchendo oltremisura il proprio chirurgo plastico, mise a repentaglio la propria integrità fisica cercando di formulare una solida teoria che spiegasse il fenomeno per cui l’acqua non è sempre e solo un’indispensabile sorgente di vita.
Il suo nome era Astutillo Celsius. Fu il nonno Anders a spingerlo verso la ricerca e la sperimentazione, e proprio pochi giorni prima di morire, quando Astutillo lo raggiunse nel suo studio tenendo in mano una scodella di acqua che aveva appena tolto dal vecchio focolare, si rese conto di ciò che aveva sotto gli occhi: l’acqua calda! Finalmente dopo anni di studi e ricerche l’umanità avrebbe conosciuto l’acqua calda, ed era stato proprio suo nipote a scoprirla!
Ciò che l’anziano astronomo non avrebbe mai scoperto era invece quanto in realtà fosse stupido ed incosciente il suo caro nipote.
Negli anni che seguirono Astutillo portò avanti una serie di test ed esperimenti sulle proprie mani, immergendole in acque sempre più calde per tentare di capire come mai la pelle si scottasse con tanta facilità. Se il corpo umano è già caldo per sua natura perché mai dovrebbe ustionarsi? Non solo. L’acqua, da sempre, non viene forse utilizzata per spegnere il fuoco? Ed allora com’è possibile che il fuoco, e la cosa che più di tutte si presta ad estinguerlo, possano scottare nella stessa identica maniera? Purtroppo Astutillo morì durante l’ennesimo intervento chirurgico per la ricostruzione epiteliale delle sue mani senza che fosse riuscito a trovare una risposta ai suoi interrogativi, e con il tempo anche l’impulso che aveva dato alla ricerca è andato mestamente svanendo per perdersi nell’indifferenza collettiva.
Dopo quasi due secoli ci troviamo ancora al punto di partenza, con la mente piena di dubbi ed incertezze e che con quella solita paura che tutte le mattine si fa largo in un angolo della nostra mente, mentre apriamo il rubinetto dell’acqua calda e con cautela avviciniamo la mano ripetendo a noi stessi come fosse una preghiera: “Fà che non mi scotti, fa che non mi scotti!”

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