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La sedia a rotelle di Jack conosceva solamente una strada, quella che dalla camera da letto portava nell’ampio soggiorno con angolo cottura. Aveva affittato il bilocale proprio una settimana prima dell’incidente e il pavimento in gres color cotto aveva fatto amicizia più con la gomma delle ruote piuttosto che con le suole delle sue scarpe da ginnastica. Da quasi venti giorni i venti non facevano altro che far sbattere le finestre, soprattutto quella che dava sul porcile sottostante ma a Jack non importava, non sentiva più nemmeno l’odore dei suini che grufolavano tutto il giorno in mezzo alla fanghiglia. L’unico suo pensiero era liberarsi il prima possibile dal gesso che gli immobilizzava entrambe le gambe così avrebbe potuto finalmente tornare al parco, dove quella maledetta buccia di banana caduta dalla casa delle scimmie aveva posto dolorosamente fine alla sua seduta di jogging. Sarebbe tornato lì e gliel’avrebbe fatta pagare, perché non stava scritto da nessuna parte che una scimmia dovesse avere le banane gratis.
finestraEra quasi ora di cena, così si avvicinò al frigorifero, prese la confezione di minestra precotta e la mise nel microonde. Mentre il vassoio iniziava a girare gli tornò alla mente l’annuncio che aveva letto sul giornale quando ancora abitava in affitto dall’altra parte della città.
“Panoramicissimo, veduta parco”. Come aveva potuto scambiare quella dannata “o” per una “a”? Non poteva prendersela con nessuno, nemmeno con quel agente immobiliare in giacca e cravatta che dopo aver ascoltato le sue rimostranze si limitò a rispondergli «Mi scusi ma cosa pretende ancora! Sull’annuncio era scritto “Veduta porco”, mi sembra che qua sotto ce ne siano molti, molti di più!”
Si sentiva truffato dall’agenzia, ridicolizzato dall’incidente al parco e arrabbiato con il destino che nel giro di pochi giorni lo aveva trascinato dalle stelle dell’osservatorio dove lavorava, alle stalle di quei dannati suini sotto casa.
Il campanello del microonde lo ridestò da quei pensieri tristemente fantozziani, così aprì lo sportello, afferrò la confezione ormai fumante e in un impeto di rabbia si avvicinò alla finestra e la scagliò fuori con tutta la forza che aveva. Dopo aver udito il tonfo, e l’immediato grugnire soddisfatto dei maiali, socchiuse gli occhi e scuotendo la testa si lasciò sfuggire quelle parole piene di amarezza e rassegnazione: «La minestra sul porcile»

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