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Stiamo per entrare nell’anno 2016 e ormai tutti noi sappiamo che la terra su cui abitiamo è un geoide. Sappiamo anche che la sua superficie è costituita in parte da terre emerse e in parte da acqua. A questo punto molti di voi si staranno sicuramente chiedendo: come mai sulla superficie del nostro pianeta terra e acqua non si sono ancora mischiate? Non dovrebbe esserci una superficie omogenea composta solo da fango?
Cos’è che impedisce quella che dovrebbe essere una logica conseguenza fisica e chimica talmente lapalissiana?
pianeta terraIl primi tentativi di elaborare una teoria convincente per spiegare quello che avrebbe dovuto essere un fenomeno naturale risalgono al paleolitico, come risulta da un’iscrizione rinvenuta su una parete rocciosa alle falde del Kilimangiaro. Qui un abitante primitivo, probabilmente un componente della tribù Hully Gully, incise su stratificazioni basaltiche all’interno di una grotta una serie di glifi che solo di recente è stato possibile leggere ed interpretare come “Ughtig do tufag mumut ologod di unt !!” che, tradotto dal neandertaliano, significa espressamente “Non si mischiano, basta mamma, io esco!”
Nei decenni a cavallo del 1500, e successivamente in quelli a somaro del 1550, una moltitudine di carovane intraprese quelli che all’epoca venivano definiti “viaggi verso il fango”. Si era infatti affermata l’idea che nella lontanissima isola di Guam si stessero verificando le condizioni ideali affinché acqua e terra potessero mescolarsi per creare il famigerato fango. Durante l’attraversamento prima della tundra sub-siberiana e successivamente del deserto mongolo molti intrepidi viaggiatori persero la vita. Purtroppo i pochi che riuscirono a raggiungere le coste occidentali dell’oceano pacifico, e poi a nuoto l’isola di Guam, non poterono far altro che constatare  che si trattava sì di fango, ma un fango d’alga, buono soltanto ad illudere i consumatori di prodotti cosmetici che cercavano di sconfiggere le proprie rughe.
In epoca più recente il professor Chuck Noland ha vanamente condotto ricerche sul fango durante un lungo periodo di permanenza su un’isola disabitata. Dopo che l’aereo su cui viaggiava si schiantò a causa della collisione con una scia chimica per la manipolazione climatica, Chuck trascorse le sue giornate a condurre esperimenti, coadiuvato dal suo assistente Wilson, nella purtroppo vana speranza di riuscire a diluire la sabbia nell’acqua. Le giornate trascorse sul bagnasciuga, ad esultare ogni volta che arrivava un onda e a disperarsi quando, pochi istanti dopo, la sabbia tornava asciutta, lo provarono al punto da arrivare ad aggredire ed uccidere Wilson lasciandolo poi affogare nell’oceano. Dopo quel giorno Chuck perse del tutto la ragione ed oggi si trova rinchiuso in una clinica psichiatrica segretissima trascorrendo le sue giornate a domandarsi come mai il suo cognome non sia Norris.
Nonostante l’impegno di scienziati e ricercatori di tutto il mondo, ad oggi quello del fango rimane un mistero ancora irrisolto. Certo sono stati fatti passi avanti, ma il problema di reperirne in quantità sempre maggiori, necessarie ad alimentare le arene per i tornei di lotta, è oggi più che mai di attualità. Riusciremo un giorno a vedere la superficie del nostro pianeta trasformata in una distesa molliccia popolata da lombrichi, sanguisughe e lottatrici /lottatori che si azzuffano senza un motivo apparente?

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