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La giornata appena trascorsa era stata per Giacomo un vero e proprio calvario. Come sempre.
In quel momento, con le mani che per l’ennesima volta si erano coperte di bolle e vesciche, non avrebbe avuto nessuna remora a gettare alle ortiche il suo lavoro di dirigente della fabbrica di shampoo e mollare tutto.
Così, dopo averle estratte dal vecchio materasso, riempì un secchio di molle, si diresse verso il fiume e iniziò a scagliarle con violenza sulla superficie, solo appena increspata dalla leggera brezza, cercando inutilmente di farle rimbalzare sul pelo dell’acqua, ormai lungo a causa del perdurante sciopero dei barbieri del paese.
Prese l’ultima molla, la lanciò e poi si mise ad osservare una barca che solcava le acque del fiume. Sopra c’era un barcaiolo che, disperato, teneva tra le braccia dei cavoli mentre la capra in piedi sulla prua osservava con diffidenza il lupo che da poppa la stava fissando insistentemente.
Questa storia finirà molto male” penso tra se e se che, nel frattempo, si erano appoggiati alla staccionata accanto a lui. Quei due andavano sempre in giro in coppia, come il gatto e la volpe, alla continua ricerca di alberi di uva matura. Li ignorò entrambi e continuò a fissare la barca fino a quando la vide schiantarsi con violenza sulla riva opposta.
«Hei barcaiolo ti sei fatto male? La tua barca è distrutta!»
«Lo so ma non ho potuto farci nulla, ho preferito lasciarla andare finché andava»
«Avresti dovuto remare invece di stare a guardare, non hai sentito il campanello?»
Il barcaiolo non fece in tempo a rispondere. Aggredito prima dalla capra  e poi dal lupo non ebbe scampo ed in pochi secondi il suo corpo cadde esanime tra le poche foglie di cavolo sopravvissute allo scempio.
Che cavolata sto facendo? Voglio davvero tagliare i ponti col passato? No, non potrei mai farcela. Sarebbe già difficile con una smerigliatrice, figuriamoci con una crema di verdure. Forse in fondo è meglio lasciarli stare questi ponti.”
Le bolle sulle mani stavano finalmente svanendo ma la mattina seguente sarebbero tornate una volta entrato in fabbrica e iniziato a maneggiare quella dannata ortica.
In quel momeno passò un tizio che portava a spasso il cane e vedendolo tristemente appoggiato alla staccionata esclamò:
«Hei signore si sente bene?»
«Come dice?   Ah certo tutto bene grazie, stavo solo pensando che è arrivato il momento di comprarmi dei guanti!»

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