web analytics

Era quasi un mese ormai che aveva fatto ritorno alla fattoria dopo alcuni anni di esperienze in terra spagnola e la voglia di casa che lo aveva riportato da suo padre si stava lentamente trasformando in depressione.
Le cose purtroppo non erano più come quando le aveva lasciate.
Guardava con tristezza il pollaio desolato, popolato solo di vecchie e tristi galline. Un paio di anni prima il fratello di suo padre decise di allevare pappagalli, i quali non si fecero pregare e in men che non si dica divorarono in un istante tutti quei fieri portatori di creste lasciando null’altro che vedove inconsolabili.
Il recinto dove una volta scorrazzavano i tacchini non era certo più allegro. Ancora non riusciva a capacitarsi di come suo zio avesse avuto l’idea di sostituirli con dei taccuini, anche se indubbiamente il costo per mantenerli era notevolmente inferiore, bastava semplicemente qualche penna qua e la, il minimo indispensabile per prendere qualche appunto ogni tanto.
Perché suo padre aveva accettato tutto ciò, come erano potute cambiare così tanto le cose?
Una volta quella fattoria era la sua ragione di vita, poi il trasferimento a Siviglia per quel corso da barbiere e adesso che era tornato non poteva  far altro che prendere atto dei cambiamenti che suo zio aveva voluto, senza nemmeno chiedere alcuna opinione, ne sua ne di suo padre.
Adesso l’unica cosa che poteva fare era trascorrere le giornate nel magazzino. Ogni giorno arrivava un camion col rimorchio che scaricava le barbabietole ed entro sera col suo affilato rasoio doveva trasformarle tutte in semplici bietole. L’unico vezzo che si era permesso era stato quello di far imprimere a fuoco su una tavola di legno la scritta “Figaro” ed averla appesa all’ingresso del magazzino.
Non era certo questo che sognava quando da piccolo rimaneva stupefatto davanti alla tv ogni volta che quel buffo personaggio tondeggiante esclamava “Resta di stucco è un barbatrucco!”
A volte aveva perfino sognato di trovarsi all’epoca dell’impero romano, mentre passeggiava lungo il confine col rasoio in mano pronto a trasformare ogni singolo barbaro in un anonima sigla di Rovigo.
E così si era rassegnato a quella vita avara di soddisfazioni in cui l’unico momento di sollievo era quando la sera si incamminava verso il villaggio per andare a bere qualcosa dal suo amico Gianni.
Anche lui una volta volava, meglio di galli e tacchini, poi conobbe Figaro e il suo rasoio.

(Letture totali 30 , Letture oggi 1 )
Condividi
  • 2
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
    2
    Shares

Commenta questo post

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.